| Pubblicato su: | La Lettura, rivista mensile illustrata del Corriere della Sera, anno XL, fasc. 1, pp. 12-13 | ||
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| Data: | gennaio 1940 |

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Si desti ogni addormita creatura,
si scuota chi nell'ombra è ancor sommerso,
ch'è ritornato in corporal figura
l'amante facitor dell'universo.
Fuggite i letti, figlioli d'Adamo,
rindossate le vesti, o figlie d'Eva,
udite l'arcangelico richiamo:
un Sole nuovo, di notte, si leva.
Si desti l'insonnito pecoraio,
lasci il suo fuoco, abbandoni il suo branco,
ch'è disceso, nel gelido brumaio,
Mistico Agnello, più d'ogni altro bianco.
Escan dal sonno i regnanti dei regni
e in alto, al trono di Colui che E',
levino gli occhi ed intendano i segni:
è sopraggiunto in terra il Re dei Re
Si spoltri dal canizzo di cenciame
il buon artiere e accorra da lontano:
la sposa del canuto falegname
ha partorito ben altro Artigiano.
Si tolgan dalla vana sognerìa
magi e poeti, sofisti e sapienti,
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chè ormai s'è accesa la gran Luce scria
che brucia i cuori e ralluma le menti.
Su dalle coltri, servi del tesoro,
cuori di piombo e ventri flatulenti,
chè già tra il fieno splende più dell'oro
l'Amico dei piangenti e dei pezzenti.
Rompa il giusto riposo il contadino
e chi pota la vigna e adacqua l'orto:
or nacque in una stalla un Dio Bambino
che d'ogni oprante sarà fiore e porto.
Lascin pure, le madri, i lor figlioli
per adorare il figlio di Maria;
non resteranno un solo istante soli
ma degli angeli santi in compagnia.
Tutta s'allegri l'immensa natura,
ogni ammortito risorga e rinasca.
Lasci il serpente la buca sua scura,
lasci il colombo l'amata sua frasca.
Diserti ogni vivente e casa e tana,
vinca l'accidia e discacci il tremore,
e alfin s'appressi ogni famiglia umana
al Re Fanciullo ch'è l'Eterno Amore.
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